Benvenuti nel sito della

Pro Loco Pollica

Benvenuti nel nostro sito, dove troverete un po di cose sul nostro bel comune, l'obiettivo principale della nostra Pro Loco  è quello di promuovere ed esaltare l’immagine di Pollica, in tutti i suoi molteplici aspetti, sentendoci orgogliosi di appartenere a questa terra.

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Pollica e le sue Frazioni

Tesori da scoprire

Il Comune di Pollica, interamente compreso nella perimetrazione del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, è situato nel Cilento antico. Si estende su territori collinari e rivieraschi, ricchi di rare e suggestive varietà di paesaggi e di stili che conservano, soprattutto in alcuni angoli dell'entroterra, la  purezza delle antiche architetture. Il territorio comunale si compone del capoluogo Pollica e di cinque frazioni, di cui due (Acciaroli e Pioppi) sul litorale e tre (Cannicchio, Celso e Galdo) nell'entroterra. A guardare dal mare, quest'angolo di terra cilentana offre uno scenario di semplice bellezza: morbide colline che arrivano a lambire dolcemente le acque, grappoli di case appoggiate a coste rigogliose di cisto e ginestre, di uliveti e pinete. Dovunque è colore e profumo, di terra e di mare

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POLLICA

Il Paese dei Principi Capano

Le prime notizie su Pollica risalgono ad un documento del 1113 che attesta la cessione di alcune proprietà del casale da Torgisio II° Sanseverino alla Badia di Cava. Sul finire del XIII° secolo il villaggio è possesso dei d'Alemagna, poi dei Capano, originari di Rocca Cilento. I principi Capano tennero Pollica fino all'estinzione del casato (1795), quando il feudo fu ereditato e mantenuto dai De Liguori finoall'eversione della feudalità.Il Castello dei Principi Capano fu ereditato nel 1920 da Guido d'Alment, giunto in Italia al seguito di Carlo I° d'Angiò, e successivamente acquistato dalla famiglia Capano. L'attuale sistemazione architettonica è frutto del restauro effettuato nel1610 per volere di Vincenzo Capano. Pittoresca è la possente torre a pianta quadrata che si erge su tre piani, ciascuno con una monofora, e che domina il piccolo centro abitato. Suggestivi gli ambienti di servizio del Castello (l'ugliaro, il frantoio, i postidi guardia e le stalle), intatti nella loro semplicità. Nel Castello Capano, secondo la tradizione, soggiornò S. Alfonso De' Liguori che raccolsea Pollica notizie sulle abitudini pagane del Cilento. Una camera del Castello è conosciuta come "la stanza di S. Alfonso". Dal 1997 il Castello è stato acquistato dal Comune di Pollica La costruzione del Convento Francescano di S. Maria delle Grazie iniziò nel 1611 e terminò nel 1625. Dopo numerose vicende che ne decretarono più volte la chiusura e la riapertura, opera ininterrottamente dal 1931, anno in cui venne restaurato, abbellito e riattivato da P. Vincenzo Riccio da Siano. La chiesa ospita quattro altari su ciascuna parete laterale dei quali tre sono sormontati dallo stemma della famiglia Capano. Di rilievo sono le tele degli altari ai lati dell'ingresso attribuite al Malinconico, seguace di Luca Giordano. Il soffitto ligneo a cassettoni, opera di Giuseppe Marrocco da Celso, ospita al centro una tela di M. Cilento, raffigurante l'Assunta. Degni di nota, infine, il coro ligneo del XVIII° secolo, l'organo del 1741, la sagrestia con soffitto ligneo, un grande stipo del 1772 ed un lavabo a conchiglia in pietra scolpita. La Chiesa di San Pietro è la più antica di Pollica. Costruita nel 1524 fu un tempo oratorio pubblico di patronato della famiglia Pepe. Nella chiesetta, attualmente sconsacrata, si possono ammirare lo stemma della famiglia sul portone di ingresso ed all'interno, nella navata centrale, un bell'altare in marmi policromi ed un'acquasantiera in pietra.

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PIOPPI

Dov'è nata la Dieta Mediterranea

Nell'antichità, alla foce del torrente Mortelle, poco più a ponente dell'attuale abitato, esisteva un approdo naturale anche per navi di grosso carico. Tale porto era sotto il controllo di Velia e rimase attivo fino al XIV° secolo quale possesso della Badia di Cava.E' qui che sorse nel 994 una chiesa intitolata a Sancta Maria de li Pluppi, intorno alla quale si sviluppò un villaggio di pescatori. Completamente distrutto durante la guerra del Vespro (1282-1302), fu più tardi ricostruito nell'attuale sede di Pioppi. Il paesino è menzionato in numerosi libri, tra i quali "Passando per il Cilento" di John Arthur Strutt e "Viaggio al Sud" del celeberrimo Giuseppe Ungaretti. Il Castello Vinciprova venne edificato nel secolo XVIII° dalla famiglia Ripoli, originaria di Pollica ma proveniente dalla Spagna. Nel 1888 apparteneva a Giuseppe Sodano, sindaco della cittadina, che lo cedette successivamente ai Vinciprova di Omignano. A questa famiglia apparteneva Leoneche fu uno dei Mille nella famosa Spedizione di Garibaldi. Recentemente il castello è stato donato dagli ultimi rappresentanti dei Vinciprova al Comune che lo ha adibito a Museo del Mare. La Chiesa della Madonna del Carmine fu fondata agli inizi del '600 e fu, sin dall'inizio, centro di culto poiché vi si venerava un quadro della Madonna ritenuto miracoloso. L'afflusso di pellegrini determinò il sorgere di una piccola fiera in concomitanza con la festa annuale che, come già erain uso altrove, si celebrava il 16 luglio. La chiesetta, gravemente lesionata dal terremoto del 1980, è stata riaperta al culto da qualche anno.

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ACCIAROLI

Il mare del "Vecchio"

La prima notizia di un centro abitato di nome Aczarulo (probabilmente derivato da "lazzarolo", arbusto delle rosacee simile al biancospino) è del 1165. Risale invece al 1187 la notizia di una chiesa (Sancta Maria dell'Acciarolo) che, con i terreni attigui e la torre che vi costruirono i Normanni nel sec. XII°, apparteneva ai Sanseverino. Successivamente dal sec. XVII° passò ai Capano di Pollica. L'importanza di Acciaroli deriva dall'essere stata sede di Dogana fino al sec. XIX°. L'origine della Chiesa dell'Annunziata è molto antica, ma la sua cronistoria può essere tracciata a partire dal sec. XVI°, quando Fabrizio Poderico, signore del feudo di Cannicchio, donò ai Francescani un terreno attiguo alla cappella per la costruzione di un convento, soppresso poi nel 1652. L'attuale chiesa è il risultato di numerosi rifacimenti, di cui l'ultimo risale al 1971. Di interesse sono la composizione di maioliche sul timpano che raffigura l'Annunciazione e la torre campanaria che, insieme alla Torre Normanna, caratterizza il panorama di Acciaroli. Già nel 1223 la Torre Normanna fu inserita dall'imperatore Federico II° fra le torri di guardia del litorale. Anche gli Spagnoli in seguito, unitamente a quella del Caleo, la utilizzarono nel loro sistema difensivo costiero. Negli anni '60 la Torre è stata acquistata e successivamente ristrutturata dalla famiglia Schiavo. La robusta costruzione della Torre del Caleo sorge appena fuori dal centro abitato in direzione di Pioppi. Costruita intorno al 1520, per volere del signore di Cannicchio, storicamente seguì le vicende della Torre Normanna di Acciaroli.

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CELSO

Da qui partì la rivolta popolare del 1848

La prima notizia storica di Celso si rileva in un documento del 1050. L'origine del villaggio è però molto più antica e si collega alla fuga di alcune famiglie da Pollica che, per sottrarsi alle lotte intestine del loro paese, si rifugiarono in collina. Celso conserva l'antica struttura urbanistica che lo rende luogo particolarmente caratteristico, soprattutto nei quartieri di San Biase e Valle. Il Palazzo Baronale Mazziotti, Monumento nazionale, ha dato i natali a Matteo Mazziotti, parlamentare negli anni '20 e insigne studioso del Risorgimento cilentano. La Chiesa di Celso è dedicata alla Madonna dell'Assunta. Sulla facciata, in pietra locale e ornata da cornici in cotto, si apre il portone principale che immette nella chiesa a tre navate. Di rilievo sono il fonte battesimale in pietra scolpita del 1771 ed un'acquasantiera in pietra del 1625. Il campanile, molto basso rispetto alla chiesa, venne costruito nel XVIII° secolo. La Chiesetta di S. Giovanni, probabilmente eretta nel 1503, sorge sulla strada rurale Celso-Casal Velino. Chiesetta dell'antico borgo di Praganito, fu menzionata per la prima ed unica volta in una donazione fatta da Torgisio II° Sanseverino alla Badia di Cava. Il villaggio scomparve probabilmente nel secolo XII°. Il Convento di Costantinopoli fu costruito nel secolo XV°, quando alcuni profughi di Costantinopoli, assaliti da Maometto II°, fuggirono al sacco della loro città e vollero edificare un luogo di culto dedicato alla Madonna. Nel 1610, Antonio Griso, signore del posto, affidò la cappella ai frati agostiniani che vi fondarono un convento, soppresso dopo circa un decennio per mancanza di risorse

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CANNICCHIO

Il Paese dei tre Vescovi

E' in una pergamena del 994, conservata nella Badia di Cava, la prima citazione di una chiesa, "Sancto Primo de Canniclo", lungo la riva del mare. Secondo la leggenda, dopo la distruzione di S. Primo, i profughi si rifugiarono sulle colline e fondarono Cannicchio. Il paese dominò a lungo su Acciaroli, infatti gran parte delle prime famiglie che popolarono la marina dal XVII° secolo erano originarie proprio di Cannicchio. L'abitato si snoda sul crinale di una collina ed ha una struttura urbana molto particolare che evidenzia gli scopi difensivi delle costruzioni: esse sorgono legate l'una all'altra, dall'aspetto massiccio e solido, quasi come delle roccaforti, con poche aperture al piano terra. Caratteristici alcuni angoli del paese con antichi archi e torri.
Secondo la tradizione, la Cappella originaria della Chiesa di S. Martino fu costruita da 3 vescovi scampati ad un fortunale ed ospitati dai signori di Cannicchio. Ampliata nel 1580 con l'apporto di tutti i cannicchiesi, è composta da 3 navate ed è molto accogliente. La Cappella di S. Rocco fu costruita dopo la peste del 1508 sul luogo dove, per intervento del santo, il contagio si arrestò salvando il paesino. Un tempo alla Cappella si accedeva attraverso un pronao, ora abolito. La Cappella della Madonna del Soccorso fu edificata prima del 1580 nel luogo dove la Madonna apparve ad una fanciulla turbata dal diavolo. Un tempo era possesso e sede della locale Confraternita.

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GALDO

Il Borgo più piccolo

E' l'angolo più suggestivo del comune poiché è l'unico ad aver custodito realmente intatte la semplicità e la solidità degli elementi dell'antico borgo cilentano. Galdo è un toponimo di origine longobarda che vuol dire "selva" ed è citato per la
prima volta in un documento del 1092. La Chiesa di San Nicola è isolata dal paese ed appare per questo tanto più solenne e
maestosa. Fu costruita nel secolo XIV°, anche se il risultato attuale è frutto della restaurazione risalente al secolo XVII°. L'interno a tre navate è ormai Completamente spoglio degli antichi stucchi che ornavano l'altare, del bel coro ligneo e dell'organo
del secolo XVII°. Il Palazzo dei Baroni Galdi è un'antica costruzione del 1605 con portale. Di particolare interesse è l'attigua cappella gentilizia dedicata all'Ascensione con un matroneo dal quale la famiglia Galdi partecipava alle funzioni religiose.
Più volte restaurata, la Chiesa di San Rocco è una cappella rustica che nella facciata propone degli elementi barocchi. Singolari i due archi con la campanella che sormontano il timpano. All'interno sono conservate alcune pregevoli statue lignee.

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In Volo sul Comune di Pollica

GUARDA IL VIDEO

FESTE PATRONALI 

  • POLLICA

Il Santo patrono di Pollica è SAN NICOLA DI BARI che si festeggia il 6 DICEMBRE, ma la festa più sentita da tutta la popolazione è la MADONNA DELLE GRAZIE che si Festeggia il giorno 2 LUGLIO, molto particolare e sobria è la festa di SAN FRANCESCO d'ASSISI che invece ricorre il 4 OTTOBRE​

  • PIOPPI

La protettrice di Pioppi invece è la MADONNA DEL CARMELO che si festeggia il 16 LUGLIO

  • ACCIAROLI

Ad Acciaroli si festeggia la MADONNA DELL'ANNUNZIATA la seconda DOMENICA DI AGOSTO​

  • CELSO

Il Santo Patrono di Celso è SAN CELSO MARTIRE i cui feteggiamenti ricorrono il 28 LUGLIO

  • CANNICCHIO

A Cannicchio si Festeggia la MADONNA DEL SOCCORSO il giorno 8 SETTEMBRE

  • GALDO

Il Santo Patrono del piccolo borgo di Galdo è SAN ROCCO la cui festività ricorre il 16 AGOSTO​

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TRADIZIONI

LE CONFRATERNITE

Nel comune ve ne sono ben Tre, a Pollica, Acciaroli e Celso. Quella di Pollica è la più antica e risale al 1747. Il Venerdì Santo esse visitano i Sepolcri del Cilento storico, innalzando antichi canti, tra i quali il "Pianto della Madonna". I confratelli indossano un camice stretto in vita con un cordone, un cappuccio ed un bastone, riprendendo gli antichi riti penitenziali dei pellegrini medievali. La mantella o "mozzetto" ed il cordone hanno colori diversi secondo il titolo della confraternita.

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U' FOCARO

La notte della vigilia di Natale si usa accendere "u' focaro" dopo la messa di mezzanotte. Dai giorni precedenti grossi ceppi vengono accatastati in slarghi vicini alle chiese, dove poi saranno accesi.

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CARNEVALE

Festa arcaica, diversa dalle moderne sfilate di carri allegorici, è un carnevale"povero". Ci si maschera in segretezza con vestiti improvvisati e, durante la festa in piazza, ci si abbandona a giochi e scherzi consentiti solo dalla non riconoscibilità.

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LE NOSTRE MANIFESTAZIONI

Tutte le nostre iniziative hanno l'obiettivo di creare momenti di aggregazione in ogni periodo dell'anno, ovviamente con una maggiore concentrazione nel periodo estivo e con una maggiore attenzione ai più piccoli.

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SERATE CILENTANE

Tre Serate dedicate al Cilento Tra Gusto e Musica, la manifestazione si svolge subito dopo ferragosto

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VICULI e VICULIEDDI

Una Magica atmosfera avvolge i vicoletti di Pollica in queste serate di Magia ed Enogastronomia. L'evento, patrocinato e sponsorizzato dal Comune di Pollica, vede la collaborazione della Pro Loco e di Tutta la comunità di Pollica e si svolge in due edizioni, una  nel mese di GIUGNO e l'altra tra Natale e Capodanno.

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POLLICA inCANTO

Esibizione canora dedicata ai più piccoli che si svolge alla fine di AGOSTO

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Spettacolo teatrale per Bambini

Ogni Agosto Piazza della Cortiglia ospita la Compagnìa teatrale "La Mansarda Teatro dell'Orco" che mette in scena una straordinaria favola per bambini

LE NOSTRE MANIFESTAZIONI

Tutte le nostre iniziative hanno l'obiettivo di creare momenti di aggregazione in ogni periodo dell'anno, ovviamente con una maggiore concentrazione nel periodo estivo e con una maggiore attenzione ai più piccoli.

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POLLICA in BICI

Passeggiata Ciclo-Ecologica alla scoperta della natura e dello stare insieme

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POLLICA a PIEDI

Delle piacevoli passeggiate alla scoperta dei borghi collinari e degli antichi sentieri

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Aspettando Babbo Natale

Tutti in piazza davanti al "Focaro" aspettiamo l'arrivo di Babbo Natale con i suoi piccoli regalini

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Arriva la Befana

Tutti in piazza i Bambini aspettano la vecchia Befana con i suoi dolci regalini

LE NOSTRE MANIFESTAZIONI

Tutte le nostre iniziative hanno l'obiettivo di creare momenti di aggregazione in ogni periodo dell'anno, ovviamente con una maggiore concentrazione nel periodo estivo e con una maggiore attenzione ai più piccoli.

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CARNEVALE POLLICHESE

Tutti insieme per festeggiare in modo bizzarro il Martedì Grasso, il divertimento è assicurato

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La Vacanza del Sorriso

Ogni anno la Pro Loco Pollica insieme a tutta la comunità offre una serata di svago a chi è meno fortunato

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Il Piccolo Coro Itinerante

Nel Periodo Natalizio insieme al terz' Ordine francescano di Pollica ed ai Bambini portiamo i nostri "speciali" auguri alle persone ammalate

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Pollica in Fiore

Concorso che ha lo scopo di far "Fiorire" i nostri bellissimi borghi

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LE NOSTRE MANIFESTAZIONI

Tutte le nostre iniziative hanno l'obiettivo di creare momenti di aggregazione in ogni periodo dell'anno, ovviamente con una maggiore concentrazione nel periodo estivo e con una maggiore attenzione ai più piccoli.

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KARAOKE e Balli di Gruppo

Non mancano in estete le serate dedicate agli aspiranti cantanti

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GONFIABILI e animazione per Bambini

Tanto divertimento per i più piccoli con i gonfiabili 

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GIOCHI DIMENTICATI

Un Tuffo nel passato con i giochi dimenticati

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HALLOWEEN PARTY

Dolcetto o Scherzetto per le vie del paese e poi tutti in Piazza

LE NOSTRE MANIFESTAZIONI

Tutte le nostre iniziative hanno l'obiettivo di creare momenti di aggregazione in ogni periodo dell'anno, ovviamente con una maggiore concentrazione nel periodo estivo e con una maggiore attenzione ai più piccoli.

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FILM NATALIZIO

Nella magica atmosfera di Natale si guarda un Film Tutti Insieme

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TOMBOLATA e ZEPPOLATA

Tombola...Zeppole e Vino per Tutti 

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POLLICA in GIRO

Non Mancano le Gite fuori Porta

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MUSICA LIVE

Non possono mancare le serate di Musica Live

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Soup Kitchen
Clothes Donation
Teen Volunteers
Community Service
Three generations of women
Donation Jar
Collecting Donations
Volunteers-Construction
Volunteers Serving Food
Volunteers
Volunteers
Holding Hands
Boxes Close Up
Folded Paper
Papers Creative Agency

COSA PUOI e DEVI FARE...SEMPRE

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LA DIETA MEDITERRANEA


"Assaporare l'elisir di lunga vita" ... Infatti in quest'atmosfera di silenziosa bellezza è nata la filosofia della dieta mediterranea, teorizzata dal medico americano Ancel Keys. Sbarcato a Salerno nel 1945 insieme al contingente americano, visse a lungo nel Cilento studiando lo stile di vita delle popolazioni locali, rilevando che erano meno soggette di altre all'insorgere di patologie cardiovascolari. Keys ipotizzò che questo fenomeno fosse correlato alle abitudini alimentari dell'area mediterranea che privilegiava cibi freschi e stagionali, prodotti semplici e genuini. Oggi Pioppi ospita il Museo della Dieta Mediterranea.

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IL MARE

Senza ombra di dubbio il Mare è la nostra attrazione principale, infatti il Comune di Pollica puù vantare uno dei mari più puliti d'Italia , da anni insignito da ambiti riconoscimenti come la Bandiera Blu e le 5 Vele di Legambiente

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Visitare i Borghi 

E' sempre bello e rilassante fare una visita nei bellissimi vicoletti dei nostri borghi collinari,  passeggiare sulla bellissima spiaggia di Acciaroli o sulla romantica passeggiata che costeggia il mare di Pioppi

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IL MUSEO VIVO DEL MARE E DELLA DIETA MEDITERRANEA

Il Museo Vivo del Mare, struttura museale di interesse regionale situata nella frazione di Pioppi del comune di Pollica (Sa), è stato aperto al pubblico nel 1998 grazie agli sforzi congiunti dell’associazione Marenostrum e dell’amministrazione comunale guidata dal compianto sindaco Angelo Vassallo.

Il Museo è gestito dal gennaio del 2013 da Legambiente Onlus e rappresenta una delle strutture museali e didattiche più frequentate della regione Campania. E’ ospitato presso il Palazzo Vinciprova, edificio di interesse storico posto sotto la salvaguardia monumentale delMinistero per i Beni e le Attività Culturali.Pollica durante il dominio degli Aragonesi a Napoli.

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COSA PUOI e DEVI FARE...SEMPRE

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Visitare il CASTELLO CAPANO ed il CONVENTO SANTA MARIA DELLE GRAZIE

E' sempre possibile previo appuntamento visitare il bellissimo castello dei Principi Capano ed il  Convento Francescano Santa Maria delle Grazie (per il momento solo dall'esterno) con il suo bellissimo belvedere.

Per informazioni e prenotazione visita : +39 3403901066

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I SENTIERI NATURALISTICI

Fare delle piacevoli e rilassanti passeggiate alla scoperta dei nostri bellissimi sentieri, come "La Valle del Mulino" a CELSO, "Il Pozzo dell'Uva nera" a PIOPPI e "U'Gliastrulo" a POLLICA.

Per informazioni e prenotazione visita : +39 3403901066

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WEBCAM

E' sempre possibile controllare la situazione climatica collegandosi alla Webcam 

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STRUTTURE RICETTIVE

Ecco a voi l'elenco delle tante strutture ricettive del nostro comune

Le LEGGENDE di POLLICA

di Rita Oranges

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LEGGENDE DEL COMUNE di POLLICA

C’era una volta, negli anni cinquanta, un magico paesino sulle pendici del Monte Stella dove la vita scorreva lenta e serena. I bambini giocavano nei prati e i loro genitori si dedicavano al lavoro dei campi. La contessa Anna faceva la sua solita passeggiata con l’ombrellino, mentre il barone, don Peppe, percorreva le strade del paese con la sua bicicletta.

Nelle lunghe sere d’inverno, seduti intorno al camino,  ai bambini piaceva sentire le vecchie storie del paese e rimanevano incantati ad ascoltare. Luisa ricorda che suo nonno Vincenzo le raccontava che quando lui nacque non respirava, allora la levatrice, comare Giovannina, chiese al marito della partoriente di portarle un maccherone spezzato che introdusse nella bocca del bimbo e, dopo qualche manovra, si sentì il vagito del neonato che è vissuto fino all’età di novantasette anni.

Il nonno di Vincenzo, invece, gli raccontava di uno strano incontro fatto al ritorno dal fondo Monaco dove era andato a macinare il grano. Stava calando la notte quando vide un essere con le corna in testa e i piedi da caprone. Così iniziò a correre fino a quando non raggiunse il paese dove si sentì in salvo.

Antonietta racconta del suo bisnonno che, si dice, fu rapito dai diavoli che lo portarono al pozzo dell’Uva Nera e di lui non si ebbero più notizie. Infatti, lungo il torrente Mortella, si trovano diversi pozzi, tra cui il pozzo dell’Uva Nera, il pozzo di San Celso, il pozzo del Diavolo e il pozzo di Baialardo. Quest’ultimo prende il nome da Pietro Baialardo che fece costruire a Salerno i Ponti del Diavolo. Celso ricorda che suo nonno gli raccontava la leggenda di Pietro Baialardo, mago ed alchimista, che possedeva il Libro del Comando che gli permetteva di esaudire ogni suo desiderio con l’aiuto del diavolo. Ma, una volta, i suoi due nipoti, giocando con gli intrugli dello zio, morirono e Pietro decise di convertirsi. Aprì per l’ultima volta il Libro del Comando e chiese ai diavoli cosa dovesse fare per redimersi. Gli fu detto che, nella notte di Natale, avrebbe dovuto ascoltare tre messe: una a Lisbona, un’altra a Gerusalemme e l’ultima a Roma. Allora chiese ai diavoli chi fra loro fosse il più veloce. Si presentò davanti a lui un diavolo tutto storpio che gli disse di essere capace di correre con la velocità del pensiero. Pietro montò in groppa al diavolo e riuscì ad ascoltare le tre messe. Alla fine si prostrò davanti al Papa che, vedendolo veramente pentito, lo assolse. I bambini erano affascinati da queste storie e nello stesso tempo erano impauriti, ma quello che li spaventava di più era la minaccia del Mammone che era un brigante del Casertano, divenuto generale dell’esercito borbonico, che amava succhiare il sangue delle sue vittime e si dilettava a bere in un teschio umano. Si era fatto tardi e i bambini non riuscivano a prendere sonno per la paura che arrivasse il Mammone, ma bastava la ninna nanna cantata dalla loro mamma per farli addormentare. “ Chiamaje ‘nu santo e ne venero ruje, venette la Maronna e santo Arturo. Chiamaje ‘nu santo e ne venero tre, venette la Maronna santo Arturo e santo Andrea.”ecc. Al mattino tutto era svanito, i bambini continuavano a giocare nei prati e i loro genitori a coltivare i campi, ma nel loro cuore era rimasta la magia di quei racconti e il desiderio di risentire quelle vecchie storie.

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RACCONTI di FATE, STREGHE, LUPI MANNARI E CHIOCCE D’ORO

C’era una volta, negli anni cinquanta, un magico paesino sulle pendici del Monte Stella, dove la domenica mattina tutti andavano alla messa celebrata da Monsignore. Le donne, rigorosamente col velo in testa, si sedevano avanti, vicino all'altare, gli uomini,invece,stavano negli ultimi banchi in fondo alla chiesa. Quando iniziava la predica tutti gli uomini uscivano sul sagrato per non ascoltare il sermone. Monsignore tuonava dal pulpito contro le usanze pagane della popolazione, ma la gente continuava a farsi togliere il malocchio quando soffriva di mal di testa e a credere al monaciello che faceva i dispetti.

Ad aiutare Monsignore nel suo operato c'erano Caterina ed Ernestina che si opponevano fortemente alle credenze pagane del popolo, ma, nelle sere d'inverno passate davanti al fuoco, le persone continuavano a parlare di licantropi e di streghe.

Caterinella racconta che un tempo viveva a Celso un lupo "pumpunaro". Era nato nella notte di Natale e, quindi,ogni volta che c'era la luna piena, era costretto a subire delle mutazioni che lo rendevano irriconoscibile agli occhi dei suoi compaesani .Una sera un contadino stava ritornando a casa quando sentì l'ululato del lupo e lo imitò. Il lupo "pumpunaro", offeso, con pochi balzi raggiunse la casa del contadino che fece appena in tempo a chiudere la porta alle sue spalle altrimenti sarebbe stato sbranato.

Caterinella parla anche della chioccia dai pulcini d'oro che si nascondeva vicino alla sua abitazione, situata poco dopo la chiesa del paese, e ci racconta delle fate che abitavano in via Velino e tessevano delle tele meravigliose.


Nel magico paese del Cilento non c'erano solo le fate ma anche le" janare" che provenivano dai paesi del Beneventano e spesso soggiornavano in questo borgo per lunghi periodi di tempo. Queste streghe erano in grado di volare perché possedevano un unguento che mettevano sotto le ascelle rendendole atte al volo.

Si racconta che i figli di una di queste "janare" avessero sostituito l'unguento con l'acqua per non fare uscire la madre di notte, ma il mattino successivo trovarono la donna morta, caduta dalla finestra, perché non era riuscita a volare. I sabba di queste streghe si tenevano al Piano della Noce oppure alla Fontana della Valle e il fracasso che veniva fuori dai loro riti si sentiva per tutto il paese, ma nessuno osava avvicinarsi.

Rosa racconta che una notte una famiglia dormiva nella propria casa quando una "janara" entrò e cercò di prendere uno dei bambini ma il padre se ne accorse e prese la "janara" per i capelli e alla domanda: " Che hai in mano?" l'uomo rispose:"Ferro e acciaio". Così la strega sparì e lasciò il bambino ai genitori.


Nell’ eterna lotta fra il bene e il male il Cilento ha vinto la sua battaglia conservando nelle persone anziane il ricordo di queste splendide leggende e dando loro la possibilità di poterle tramandare ai figli ed ai nipoti facendo in modo che non si cancelli la memoria del mondo magico in cui vivevano i loro antenati che, per sopravvivere alla miseria e agli stenti ,si rifugiavano in questa dimensione fantastica popolata di fate, streghe e chiocce dai pulcini d'oro.

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UNA FAVOLA VERA

C’era una volta, negli anni cinquanta, un magico paesino sulle pendici del Monte Stella dove tutto era bello. La guerra era finita e la gente si dedicava alacremente al lavoro dei campi. La mattina le donne si riunivano davanti alla Fontana della Valle, chi andava a prendere l’acqua e chi a fare il bucato. Erano bellissime quelle ragazze che riuscivano a portare la brocca piena d’acqua sulla testa senza l’aiuto delle mani. Era buonissimo il sapore dell’acqua bevuto direttamente dalla brocca ed era profumatissimo il bucato fatto con la cenere. Al ritorno capitava che qualcuno ti offrisse una pizza appena sfornata perché quella mattina aveva fatto il pane. Molti contadini, per arrivare al loro podere, percorrevano la strada del Rochito dove si trovava una sorgente chiamata Ponta Rosa ,che in autunno era tutta piena di ciclamini, e si fermavano  per far rifornimento  di acqua da bere, poi proseguivano il loro cammino. E’ proprio in questo posto che nasce la leggenda della chioccia dai pulcini d’oro. Molti dicevano di averla vista, ma nessuno era mai riuscito a prenderla.  Nicola dice che suo nonno gli raccontava che una volta era quasi riuscito ad afferrarla ma sentì un colpo dietro la schiena, si voltò ma non vide nessuno, e quando cercò di prendere la chioccia quest’ultima era sparita.

Comare Vincenza racconta che un giorno un contadino era andato a macinare il grano al mulino della Mortella.  Al ritorno vide sette fate che danzavano e che lo accolsero in mezzo a loro. Dopo qualche tempo la moglie si accorse che la farina nel sacco non finiva mai e chiese al marito se fosse stato” affatato”. Il marito le rispose che da quel giorno non avrebbero più mangiato. Infatti in breve tempo la farina finì e il sacco rimase vuoto (perché non si doveva parlare delle fate).

Celso ricorda che la sua mamma gli raccontava la storia di un bambino che aveva raccolto un fascio di legna ma che non riusciva a portarlo a casa perché era pesante, allora le fate ebbero compassione di lui, lo circondarono e lo “affatarono”. Così il ragazzino salì sul fascio di legna e riuscì a volare fino a casa.

Maria Carmela racconta di aver conosciuto una donna del paese che tesseva la tela e che ogni mattina trovava il lavoro aumentato perché la notte le fate l’aiutavano e lei, per ringraziarle,  metteva un piatto di cibo davanti alla finestra e la mattina lo trovava vuoto. So bene che non sentirò mai più il sapore dell’acqua di sorgente bevuta direttamente dalla brocca, né il profumo del  bucato fatto con la cenere, ma, ogni anno, alla fine della primavera torno nel Cilento per vedere le ginestre in fiore e le “ catacatasce” ( lucciole) che nella notte si confondono con le stelle. Spero che un giorno ritornino anche le fate.

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Angelo Vassallo

Il Sindaco Pescatore

Angelo Vassallo era il Sindaco Pescatore di Pollica, è sempre stato molto attento alle tematiche ambientaliste, tanto da ricoprire la carica di Presidente della Comunità del parco, organo consultivo e propositivo dell’ente Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano (80 comuni del Cilento), ma anche quella di Presidente della Comunità Montana Alento Monte Stella. Era, inoltre, vicepresidente delle Città slow, aderenti al manifesto dell’associazione Slow Food e Presidente delle Città Slow nel mondo. Nel 2009 Angelo Vassallo si è fatto promotore della proposta di inclusione della dieta mediterranea tra i Patrimoni orali e immateriali dell’umanità, poi accolta dall’ UNESCO il 16 novembre 2010, a Nairobi. La delegazione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, presente in Kenya per la proclamazione, ha dedicato il riconoscimento alla figura del suo promotore. Vassallo ha poi fondato il Centro studi per la Dieta Mediterranea, che ha sede nel castello dei principi Capano di Pollica. Era noto come il Sindaco Pescatore per il suo passato da pescatore e per l’amore per il mare e la terra, che nella sua attività di amministratore lo hanno sempre guidato. Tra le opere che vanno menzionate non può mancare il Museo vivo del mare, istituito nella frazione di Pioppi, presso il castello di Vinciprova; ma Vassallo viene ricordato anche per le sue ordinanze singolari, basti pensare che nel gennaio 2010 ne firma una che prevede una multa fino a mille euro per chi viene sorpreso a gettare a terra cenere e mozziconi di sigarette. Grazie ad Angelo, poi,  le acque di Pollica sono state tra le più premiate: negli anni ottengono ben 5 vele – il massimo riconoscimento – della Bandiera Blu di Legambiente e Touring club.  ben 5 vele – il massimo riconoscimento – della Bandiera Blu di Legambiente e Touring club.

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Ancel Keys

La Dieta Mediterranea

Nel 1962 Keys arrivò a Pioppi, nel Cilento, e vi comprò un terreno in località Minnelea (sintesi tra Minneapolis ed Elea), dove costruì la casa che avrebbe abitato per quarant’anni, alternando i suoi soggiorni cilentani a periodi nel Minnesota. Negli anni successivi, a Minnelea presero casa altri illustri colleghi internazionali, anch’essi occupatisi della ricerca sulla prevenzione e il controllo dell’epidemia della malattia coronaria e delle altre malattie cardiovascolari. Tra questi, il prof. Martii Karvonen (Finlandia), il prof. Jeremiah Stamler (Stati Uniti) ed alcuni colleghi italiani. Nel 1969, per volontà di Keys, Pioppi ospitò il secondo “Ten Day Teaching Seminar” su epidemiologia e prevenzione delle malattie cardiovascolari, finanziato dalla Società Internazionale di Cardiologia e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Qualche anno dopo, sempre nella località cilentana, si tenne il primo seminario italiano sull’epidemiologia e prevenzione delle malattie cardiovascolari, organizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Da allora a Pioppi fu sede di vari impegnativi meeting scientifici.

Nel 1975 Ancel e Margareth Keys pubblicarono il libro “How to Eat Well and Stay Well, the Meditarranean Way”(“Mangiar bene e stare bene, con la dieta mediterranea”), dove per la prima volta venivano delineati i concetti base della dieta mediterranea: i cibi che la caratterizzano, i vantaggi ed i possibili limiti, se pur pochi. Keys ricevette la cittadinanza onoraria dal Comune di Pollica e nel 2004 fu insignito dal Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi della Medaglia al Merito per la salute pubblica, per i suoi studi e per la divulgazione sugli effetti positivi della Dieta mediterranea nell’alimentazione dell’uomo. Lo stesso anno, due mesi prima di compiere 101 anni, morì a Minnelea, dove era da poco rientrato definitivamente. A Keys e ai suoi studi è dedicato il Museo vivente della Dieta Mediterranea di Pioppi.

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Ernest Hemingway

"Il Vecchio e il Mare"

La limpidezza e il colore intenso del mare di Acciaroli hanno invece conquistato Ernest Hemingway, che vi soggiornò negli anni '50. Si racconta che per il celebre scrittore la vecchia marina e i dialoghi quotidiani con un vecchio pescatore furono di ispirazione per il suo capolavoro "Il vecchio e il mare".

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